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L’EURO DIGITALE. SARA’ LA RISPOSTA ALLE CRIPTOVALUTE?

di Pier Vittorio Romano

 

La BCE (Banca Centrale Europea) sta studiando l’emissione della “valuta digitale” che si affiancherebbe ai pagamenti in contanti ed elettronici. Una terza opzione per detenere, oltre o in alternativa, monete e banconote reali, euro elettronici disponibili in un “portafoglio digitale” personale, spendibili attraverso un’app del nostro smartphone, oppure depositati presso una normale banca o la stessa BCE.

Questi “euro digitali” non sono altro che una versione smaterializzata della moneta, di valore identico a quello del denaro “fisico”, emessi dalla BCE e accessibili a tutti, cittadini e imprese, con il vantaggio di eliminarne la fisicità e quindi l’ingombro, la perdita, il deterioramento e molto altro.
L’”euro digitale” non è sicuramente una criptovaluta. Le criptovalute, tra cui la più nota “Bitcoin”, non hanno la “dignità” di moneta, sebbene definite “monete virtuale” poiché non hanno le caratteristiche fondamentali riconducibili a quest’ultime: non sono emessa da un’autorità pubblica e dunque non hanno corso legale, non sono accettati universalmente o diffusamente come mezzo di pagamento ma solo su base volontaria, non sono soggette ad alcun tipo di monitoraggio od azione da parte di Istituzioni monetarie e sono dunque estremamente volatili. Proprio le possibili variazioni estreme di valore, talvolta nel corso di uno stesso giorno, definiscono le criptovalute come “assets speculative”, ovvero beni di investimento per speculazioni finanziarie piuttosto che mezzi di pagamento. Non è possibile riconoscergli nemmeno funzioni di unità di conto o deposito di valore, che sono le altre due funzioni proprie delle monete in corso legale. L’utilizzo della moneta digitale non va confusa con l’utilizzo di strumenti elettronici di pagamento, che sono servizi offerti da intermediari permettendo di trasferire denaro attraverso un ordine di pagamento, gestione dell’ordine all’interno di un circuito intermediario ed accreditamento al beneficiario. Il progetto sta avendo una sua accelerazione per il fatto che mezzi di pagamento digitale ideati e gestiti al di fuori dell’Unione Europea possano rapidamente diffondersi e comportare rischi per la stabilità finanziaria e la sovranità monetaria della zona euro. Il rischio potrebbe provenire sia da Stati esteri, la Banca centrale cinese ha già iniziato nel 2020 una sperimentazione, sia da enti non statali. Un blocco di banche e aziende private è stato costituito da Facebook con l’intento di lanciare una propria moneta globale denominata “Libra”.

Inoltre, all’interno della zona euro, l’introduzione di una versione elettronica della moneta unica spingerebbe inevitabilmente la digitalizzazione dell’economia europea, velocizzando, semplificando e garantendo meglio la sicurezza dei pagamenti di ogni tipo. Obiettivi che rientrano perfettamente nell’ambito delle politiche “digital” e “green” verso le quali l’Unione Europea intende spingere lo sviluppo economico del nostro continente, senza trascurare il fatto che, in questo periodo caratterizzato dalla pandemia da Covid 19, il denaro contante potrebbe essere un veicolo di contagio.

Il rapporto della BCE del mese scorso definisce l’euro digitale “una passività della banca centrale offerta in forma digitale ai cittadini e alle imprese per i pagamenti al dettaglio“. Oltre al contante, la banca centrale già emette moneta digitale come riserve degli istituti bancari presso la stessa banca centrale. Invece, il nuovo euro digitale sarebbe disponibile anche a famiglie e imprese per pagamenti al dettaglio, come il contante. I pagamenti elettronici già avvengono tramite carte di credito, carte di debito o bonifici, e ammontano al 90% dei pagamenti complessivi, salvo nel commercio al dettaglio, dove il contante rappresenta ancora quasi il 50% in valore e il 75% in volume dei pagamenti effettuati, e non dovrebbe essere ridotto significativamente dall’euro digitale.

In ambito di politica monetaria, la moneta digitale implicherebbe la ridefinizione dei rapporti tra autorità monetaria, governo e sistema bancario. Non a caso, il rapporto BCE rimanda a studi futuri la questione dei suoi effetti sulla disintermediazione bancaria. L’emissione di un euro digitale diventerebbe uno strumento più preciso per il controllo dell’offerta di moneta, dando alla banca centrale la possibilità di indirizzare velocemente e in sicurezza denaro dove è necessario sostenere l’economia reale. Oltre ad essere un canale diretto di trasmissione della politica monetaria, il collegamento tra banca centrale e cittadini li proteggerebbe dalle criticità che possono sempre interessare il sistema bancario. Le banche commerciali dovrebbero compensare la riduzione di marginalità con servizi di alto valore aggiunto e la diminuzione dei depositi con il funding della BCE. In assenza di una politica fiscale europea, gli interventi monetari della BCE impatterebbero il gettito fiscale di singoli stati, ledendone la sovranità; una concentrazione di potere nella BCE che, però, non detiene un mandato politico esplicito ed una responsabilità democratica diretta.
(fonti aperte)