Mosciano Sant’Angelo (TE) 02/11/2025 – Consegna e apposizione pietra d’inciampo in memoria del Sottotenente dei Carabinieri Tōgō Ōyama Nogi Testoni

La pietra d’inciampo al carabiniere Tōgō Ōyama Nogi Testoni, da aggregato alla 33° divisione “Acqui” all’infermo nei lager tedeschi.
Il 2 novembre, il Comune di Mosciano Sant’Angelo ha apposto la prima pietra d’inciampo dell’artista tedesco Gunter Deming.
di Walter De Berardinis (giornalista e ricercatore storico militare)


Apposizione pietra d’inciampo in memoria del Sottotenente dei Carabinieri Tōgō Ōyama Nogi Testoni

Il Sottotenente dei Carabinieri Tōgō Ōyama Nogi Testoni nasce a Mosciano Sant’Angelo il 17 marzo 1910, alle ore 9,05, nella casa posta in Via del Sobborgo, dal 43enne Gaspare (maestro elementare di grado superiore dal 1886) e Giulia Rapini (casalinga). Il papà Gaspare fu insignito, il 4 aprile 1935, dal Ministero dell’Educazione nazionale presieduto dal ministro Cesare Maria Luigi De Vecchi – I conte di Val Cismon, del diploma di benemerenza di 1° classe con medaglia d’oro per aver compiuto 40 anni di servizio ininterrotto nelle scuole elementari del Regno. La trascrizione dell’atto di nascita fu affidato al segretario comunale Pietro Saliceti (nominato dal Sindaco il 16 gennaio 1906) e dai due testimoni (increduli per i tre nomi inusuali per quel tempo): il 48enne Eugenio De Panicis, guardia municipale e il 48enne Marcello Rosini, servente comunale. La scelta di mettere tre nomi giapponesi al figlio fu la crescente curiosità del padre per l’Oriente: libri, articoli e curiosità sul Giappone, probabilmente affascinato dai racconti degli artisti e membri dell’élite europea che raccontavano sui giornali dell’epoca i loro affascinanti viaggi. Erano tre nomi legati al mondo militare giapponese: Tōgō Heihachirō (Kagoshima, 27 gennaio 1848 – Tokyo, 30 maggio 1934) fu un ammiraglio giapponese; Ōyama Iwao (Kagoshima, 12 novembre 1842 – Tokyo, 10 dicembre 1916) fu un generale e politico giapponese; Nogi Maresuke (Edo, 25 dicembre 1849 – Tokyo, 13 settembre 1912) fu un militare e politico giapponese ed autore dello scautismo in Giappone. Il 2 giugno, a Mosciano Sant’angelo, viene battezzato nella chiesa di San Michele Arcangelo da Don Gaetano Cardelli alla presenza della madrina, Palmarosa Lattanzi. La nascita di Togo era stata preceduta dal lutto, dell’anno precedente, che aveva colpito la famiglia Testoni: il 5 settembre 1909, all’età di 21 mesi, perdeva la vita il fratello che portava lo stesso nome, Tōgō Ōyama Nogi. Il giorno successivo al lutto, i fratelli Domenico e Alessandro Rapini, entrambi falegnami, comunicarono in comune l’avvenuto decesso del bambino alla presenza del segretario comunale Pietro Saliceti e dei testimoni: Francesco Ciafardoni, 29 enne di professione muratore e Antonio Bartolacci, 48enne di professione sarto. Nel 1901 nasce la primogenita Giselda, anche lei futura maestra. Nel 1906 nasce Irene Sofia che nel 1928 sposerà il possidente Gennaro Merletti (figlio di Paolo e Angiola Cavaceci), anche lei diventerà maestra elementare come l’altra sorella Giselda, si trasferirà a Teramo in Corso De Michetti, 75. Nel 1912 nasce un altro maschietto, Ugo Italo Ercole, purtroppo anche lui morirà all’età di 19 anni, brillante studente, il 12 agosto 1931. Sarà Germano Merlitti, 27enne, possidente di Bellante e Attilio De Benedictis, 34enne, barbiere di Mosciano Sant’Angelo a comunicare al segretario comunale Francesco Montecchia l’avvenuto decesso alla presenza di due testimoni: il 31enne falegname Areo Rapini e il 59enne possidente Nicola Crisante, entrambi residenti. Il 4 maggio 1916 nasce Tito, studente, anche lui parte volontario con la MVSN-Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale come milite portuario (Polizia Portuale dal 16 novembre 1935 a Genova, Tieste e Brindisi dove si congeda il 15 novembre 1938. Il 13 giugno 1940, all’indomani dello scoppio della guerra torna a prestare servizio a Bari e successivamente a Brindisi, Trieste, Brindisi e Trieste. Dopo l’8 settembre 1943 si da alla macchia per poi arrivare con mezzi di fortuna a casa, qui si unisce alla Banda partigiana “Ammazzalorso” dalla data di arrivo al 15 giugno 1944 data della liberazione della provincia di Teramo). Intanto, Togo, il 29 gennaio 1931, alla soglia dei 21 anni, mentre svolgeva l’attività di falegname e successivamente commerciante, Togo scrive in carta legale al Comando della Legione territoriale di Ancona per chiedere l’arruolamento per tre anni. La domanda verrà accompagnata dall’atto di nascita legalizzato dal tribunale di Teramo in data 5 gennaio 1931 e del certificato penale del 13 febbraio, controfirmato dalla Tenenza dei Carabinieri di Giulianova a firma del Tenente Mauro Finiguerra fu Francesco (l’ufficiale era nato il 15 dicembre 1894 proveniente dalla stazione di Verolanuova). Il 20 gennaio, dello stesso anno, fu proprio il padre Gaspare (il 63enne era figlio di Alessandro) a recarsi in comune dal Podestà Domenico Melodia e dal segretario Nicola De Ascentiis per chiedere un verbale di assenso, perché minorenne, all’arruolamento nei Carabinieri. Il 20 febbraio, sempre da Giulianova, arriva anche l’attestato di idoneità morale a firma del Tenente Finiguerra dove veniva dichirato le segunti qualità morali dell’aspirante carabiniere: onesto e laborioso cittadino, affezionato alle istituzioni che ci reggono., affezionato e devoto alla propria famiglia, amante dell’ordine e scevro da cattive abitudini, non ha subito procedure penali, ne esso ne altro membro della di lui famiglia soffrì malattie ledenti le facoltà mentali, appartiene ad onesta ed onorata famiglia, non ha inclinazione alle donne, al vino ed alle bibite alcooliche e nemmeno di recarsi nei pubblici esercizi al solo scopo di bere, non è appassionato al giuoco, non è dedito alle risse, non frequenta le cattive compagnie, non è ammogliato ne vedovo con prole, sa leggere e scrivere e non è balbuziente. Il 17 maggio 1931 parte come volontario nella Legione di Ancona e il 30 settembre diventa Carabiniere a piedi. Dopo tre anni, il 17 marzo 1934, viene riconfermato per altri tre anni di servizio. Il 9 agosto 1935 viene colpito dal lutto della morte della madre, all’età di 61 anni moriva Giulia Rapini (nata nel 1874 da Michele ed Elisa Di Donato). Sarà Germano Merlitti, 31 anni impiegato di Bellante e Areo Rapini, 33enne falegname residente a Pescara a comunicare il decesso al segretario comunale Francesco Montecchia alla presenza di due testimoni: Amodeo Torquato, 62enne calzolaio e Alessio Rosini, 31enne guardia municipale, entrambi residenti. Il 12 agosto 1936 entra nella scuola centrale di Firenze. Il 17 marzo 1937 viene riconfermato per altri tre anni direttamente dalla la 1ª Divisione “Pastrengo” con sede a Milano. Il 29 febbraio diventa Vicebrigadiere ed il 14 marzo 1940 viene inviato alla Legione di Milano. Il 24 maggio, per una brutta broncopolmonite, viene mandato in licenza dalla 56° sezione di sanità. Successivamente, per l’aggravarsi della malattia, viene ricoverato all’ospedale militare di Chieti dove verrà dimesso il 17 giugno. Al rientro della malattia, da solo 7 giorni l’Italia è in guerra con l’Inghilterra e la Francia, viene mandato alla 19° sezione mista carabinieri e il 21 febbraio 1941 si trova a Durazzo in Albania. Aggregato alla 33° Divisione “Acqui”, l’unità è schierata in Val Shushitza – Smokthina. Il 29 marzo si trova a Giorni (Albania). Il 14 aprile attaccano le posizioni avversarie sul Monte Messimerit e il 17, dopo averli sconfitti, raggiungono Konispoli. Il 20 aprile arrivano a Santi Quaranta (Porto Edda) entrando nell’Epiro meridionale. Il 22 aprile si trova a San Dimitrio e Lukova. Il 6 maggio si ammala di nuovo di broncopolmonite tanto da rientrare in Italia il 26 maggio. Così facendo, complice il destino, si salverà dalla sicura mattanza di Cefalonia avvenuta dopo l’armistizio con la decimazione della Divisione “Acqui” dove morì un suo conterraneo, il carabiniere Giovanni Calvarese di Giulianova (Medaglia di Bronzo al Valor Militare). Intanto, il 14 maggio, il Generale Carlo Geloso, comandante dell’11° Armata in Albania, gli conferisce il seguente encomio: “…assertore delle nobilissime tradizioni dell’Arma compì sempre ed ovunque il proprio dovere con alto spirito di sacrificio e tenace lavoro”. Dopo la guarigione, il 29 luglio rientrato in servizio, viene destinato alla Legione di Bolzano presso la Tenenza di Treviglio in provincia di Bergamo. Il 9 settembre è trasferito alla stazione di San Vigilio di Marebbe in Trentino-Alto Adige e il 9 novembre rientra nella sede della Legione di Bolzano. Il 15 aprile 1942 diventa Brigadiere. Il 9 settembre 1943, il giorno dopo l’armistizio, viene catturato dalle truppe tedesche a Bolzano ed internato in Austria. Viene portato, insieme ad altri 500 carabinieri, nel lager XVII-A di Kaisersteinbruch in Austria e destinato al campo di lavoro coatto 922 (periferia di Vienna). Il 10 settembre 1945 rientra in Patria per presentarsi a Chieti sede della Legione Abruzzi. Il 20 gennaio 1946 diventa Maresciallo d’alloggio. Il 17 marzo 1946 passa dalla Legione Abruzzi, dove era stato temporalmente destinato a quella di Bolzano, successivamente a Milano. Il 21 aprile 1949 convola a nozze (entrambi 39enni) con la professoressa di lingue straniere Riccarda Scotti (figlia di Michele e Luigia Casnati) di Como (con autorizzazione della 1° divisione Patrengo di Milano) e Il 4 marzo 1952 a Como nasce l’unica figlia Michela Gaspara (oggi maestra emerita). Il 19 dicembre 1952 passa alla Legione di Verona e il 10 dicembre 1954 alla legione di Brescia. Il 7 dicembre 1957 diventa Maresciallo maggiore. Il 1 febbraio 1955 viene decorato con la medaglia d’argento per il lungo servizio. Il 27 dicembre 1964 viene nominato Cavaliere della Repubblica Italiana e il 17 marzo 1966 congedato per raggiunti limiti di età. Ha il titolo di “Combattente per la Libertà d’Italia”, campagne di guerra 1940-43 e 1943-1945 per l’internamento insieme alla Croce di Guerra per la stessa motivazione. Il 25 ottobre 1966, viene nominato Sottotenente nella riserva di complemento dell’Arma dei carabinieri. Ha partecipato dal 21 febbraio al 23 aprile 1941 alle operazioni di guerra greco-albanese e dal 24 aprile al 5 maggio 1941 alle operazioni nei Balcani. E’ stato prigioniero dei tedeschi dal 10 settembre 1943 al 15 aprile 1945, liberato dalle truppe angloamericane, è stato trattenuto in territorio austriaco fino al 10 settembre 1945. E’ morto a Brescia il 9 febbraio 2009 all’età di 98 anni. Per volontà dello stesso Togo, il corpo riposa nel cimitero comunale di Mosciano Sant’Angelo. La figlia, Michela, aiutata dal giornalista e storico Walter De Berardinis, continua l’opera di memoria del padre e dei carabinieri frequentando dapprima la locale sezione dell’ANC-Associazione Nazionale Carabinieri di Brescia ed ora a Como. Dopo aver preso la Medaglia di Bronzo alla memoria del padre per l’internamento in Germania, medaglia poi donata alla Madonna degli angeli del Convento francescano dei Santi Sette Fratelli dell’omonimia contrada di Mosciano Sant’Angelo per lo scampato pericolo dai lager, oggi si chiude il cerchio con la posa della prima pietra d’inciampo nel comune di Mosciano Sant’Angelo in sua memoria.

Le pietre d’inciampo
Valore storico e artistico nel tempo
di Walter De Berardinis

La figlia di Togo, Michela Gaspara Testoni, donando la prima pietra d’inciampo al comune di Mosciano Sant’angelo, dimostra che le famiglie degli IMI-Internati Militari Italiani non hanno mai dimenticato i loro cari. Alla famiglia Testoni va tutto il nostro riconoscimento per aver donato questa pietra che è stata collocata collocata domenica 2 novembre davanti la sede comunale. L’artista tedesco, Gunter Demnig, attraverso queste opere, ricorda le vittime del nazismo collocando pietre d’inciampo commemorative in ottone sui marciapiedi o in qualsiasi luogo pubblico, del loro ultimo luogo di residenza prescelto o ultima località in vita prima della morte o detenzione (in caso non venga individuato l’ultimo luogo dove la persona viveva libera, si preferiscono luoghi pubblici: piazze, sedi di istituzioni). Le Stolpersteine, come si chiamano in tedesco, sono oggi presenti in 1.265 comuni della Germania e in ventuno paesi d’Europa, compreso l’Italia. “Una persona viene dimenticata solo quando il suo nome viene dimenticato”, cita l’ideatore della pietra d’inciampo, Gunter Demnig, dal Talmud. Le pietre posizionate davanti alle case fanno rivivere il ricordo delle persone che un tempo vi vivevano. Sulle pietre è scritto: “Qui viveva…” Una pietra. Un nome. Un essere umano. Poche righe per creare “l’inciampo mentale” affinché la persona che la vede cerchi di capire chi fosse la persona ricordata così da mettere in moto il desiderio del sapere. Le pietre si trovano in molti paesi del mondo: Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Italia, Croazia, Lettonia, Lituania, Liechtenstein, Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Polonia, Moldavia, Romania, Russia, Svezia, Svizzera, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Repubblica Ceca, Ucraina, Ungheria e Regno Unito. Dal 2017 anche in Argentina. Nel febbraio 2023, il progetto è cresciuto fino a raggiungere oltre 98.000 pietre posate in circa 1.800 comunità (comuni, villaggi, frazioni, contrade, ecc.). Inoltre, per la prima volta, le “pietre della memoria” vengono posizionate in Spagna commemorando le vittime del regime franchista. Nel mese di maggio 2023 è stata posizionata la Stolperstein numero 100.000 nel mondo. Quando Gunter Demnig sviluppò, nel 1992, il monumento artistico Stolpersteine, si preoccupò della commemorazione individuale. I nazionalsocialisti volevano trasformare i perseguitati in numeri e cancellare le loro identità. Con gli Stolpersteine egli ha voluto invertire questo processo e riportare i nomi nelle strade e nelle città. In questo senso è importante sottolineare che il 26 maggio 2023 è stata posta la pietra 100.000 per Johann Wild, che partecipò attivamente alla resistenza socialista. Il centomillesimo ostacolo dovrebbe quindi ricordare che dietro ogni pietra c’è una vita umana. Oggi ci sono 100.000 pietre sui circa 12 milioni necessari per ricordare tutte queste persone. La città che ospita le pietre d’inciampo possiede una cosa unica e irripetibile perché fatta da un artista. La collocazione, all’atto dell’impegno di spesa, va comunicato all’artista in modo che possa dare il via libera al ricordo con la sua decisione finale di cosa scrivere sulla pietra. Le modalità della sistemazione sono varie: sarebbe preferibile donare il manufatto alla Città che si assume la responsabilità della collocazione (spese) e della manutenzione nel tempo (ad esempio in caso di rifacimento della pavimentazione, il comune ne preserva l’integrità). In Abruzzo ed in modo particolare nella provincia di Teramo, le pietre d’inciampo ricordano molti militari italiani finiti nei lager nazisti. Giulianova è la città che detiene il maggior numero di pietre posizionate davanti al comune grazie all’attivismo del giornalista e ricercatore storico militare Walter De Berardinis.